Macchina elettrostatica di Wimshurst (versione motore)

Originale versione motore della macchina elettrostatica a induzione di Wimshurst (collezione De Rubeis)

Originale versione motore della macchina elettrostatica a induzione di Wimshurst (collezione De Rubeis).

Macchina elettrostatica di Wimshurst costruita senza pulegge e manovella, allo scopo di dimostrare la reversibilità delle macchine elettrostatiche a induzione,  cioè la possibilità che si comportino come un motore.
È costituita da due dischi in plexiglass montati molto vicini sullo stesso asse ed in grado di ruotare in opposte direzioni. Sulle superfici esterne dei dischi sono fissati numerosi settori metallici (che agiscono sia come portatori di carica che come induttori).  A circa 45° sul diametro orizzontale di ciascuno dei dischi sono fissate delle astine con punte metalliche (barre neutralizzatici) in contatto elettrico con i settori diametralmente opposti. Sul diametro orizzontale sono posti dei pettini ad U (collettori) che abbracciano i due dischi e sono collegati con una coppia di bottiglie di Leida.
Collegando l’apparecchio ad un’altra macchina elettrostatica, si osserva che i due dischi entrano in rotazione in senso opposto, dimostrando così che le macchine elettrostatiche a induzione possono comportarsi come un motore. La reversibilità di queste macchine fu indicata dal fisico tedesco W. Holtz. Nel 1867, negli annali di Fisica e Chimica scriveva: “collegando i poli della macchina a quelli di un’altra macchina a influenza e allorché questa era messa in rotazione, i due dischi separati dalla loro cinghia incominciavano a girare...”.