Apparato di de la Rive

Apparato di de la Rive per la dimostrazione dell’azione rotatoria dei magneti sulle scariche elettriche in gas rarefatti (collezione De Rubeis)

Apparato di de la Rive per la dimostrazione dell’azione rotatoria dei magneti sulle scariche elettriche in gas rarefatti (collezione De Rubeis).

L’apparecchio è formato da un globo di vetro, munito alla sommità di una ghiera d’ottone con due rubinetti, l’uno che si avvita alla pompa pneumatica e l’altro che permette di introdurre alcune gocce di un liquido volatile nel globo. Si rarefaceva l’aria nel globo e si introducevano alcune gocce di etere o di essenza di trementina; si rarefaceva quindi di nuovo l’aria in modo da ottenere un vapore molto rarefatto all’interno. Alla base del globo di vetro è montata un’altra ghiera di ottone, nella quale passa un cilindro in ferro dolce la cui estremità superiore finisce approssimativamente a tre quarti del globo. Due tubi di vetro concentrici e diversi strati di gomma lacca isolano questo cilindro, lasciandone scoperte solo le estremità. Un anello di rame, fissato nella base del globo di vetro, circonda il cilindro di ferro. Questo anello, collegato ad un serrafili esterno, costituisce uno degli elettrodi dello strumento. La base del cilindro, fuori dal globo di vetro, è fissata su un disco di ottone munito di un serrafili, in modo da fare passare la scarica attraverso il cilindro di ferro.
Applicando ai serrafili la corrente di un rocchetto di Ruhmkorff, si ottenevano così delle scariche elettriche all’interno del globo fra l’anello di rame e la sommità del cilindro di ferro. Tali scariche di manifestavano nella classica forma di fasci luminosi intorno al cilindro, come nell’uovo elettrico classico.
In questo caso però, il globo di vetro è montato su una forte elettrocalamita fissata su una base di legno. Alimentando questo elettromagnete, si magnetizzava il cilindro di ferro e si osservavano cambiamenti negli effetti luminosi: la luce si condensava in un solo arco luminoso che si metteva in moto in lenta rotazione introno al cilindro magnetizzato. Il senso di rotazione variava a seconda del senso della corrente nell’elettrocalamita. Un commutatore a vite, montato sulla base di legno, permetteva di interrompere la corrente che percorreva la bobina e di modificarne il senso. Il commutatore è costituito da un cilindro di bosso su cui sono fissate due placche di rame, e da due lamine elastiche in ottone da collegare ad una pila. Due serrafili e dei contatti formati da strisce di rame completano il circuito sulla base di legno.
Fu Auguste de la Rive, a Ginevra, a scoprire nel 1849 l’azione rotatoria dei magneti sulle scariche elettriche luminose in aria rarefatta e a proporre questo tipo particolare di uovo elettrico. Basandosi su questa scoperta, de la Rive tentò di spiegare in termini di scariche elettriche in aria rarefatta il fenomeno delle aurore boreali. Attribuì il moto rotatorio di questi fenomeni, che era stato osservato da ovest verso est, all’azione del magnetismo terrestre.